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directions_carCrolla l'export del Piemonte, colpa di mezzi di trasporto e auto

-29,5% e -36,7% per i due settori storici del manifatturiero piemontese

Tempi duri per l'export piemontese. Secondo i dati della Camera di Commercio guidata dal presidente Gian Paolo Coscia, nei primi nove mesi del 2019 il valore delle esportazioni piemontesi si è attestato a 28,9 miliardi di euro, in ribasso del 17,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. A penalizzare maggiormente l'export piemontese è stato, ancora una volta, il settore dei mezzi di trasporto: questo comparto, storico per il manifatturiero piemontese, che genera poco meno di un quarto delle esportazioni regionali, aveva patito una frenata già nel biennio 2018-2019 ma adesso il crollo è decisamente più pesante, visto che da gennaio a settembre 2020 parliamo di un -29,5% di export. la colpa va ascritta soprattutto all'esportazione di autoveicoli, precipitata in basso del 36,7%. La meccanica, secondo comparto delle esportazioni regionali, segna una calo del 17,8%.

Al di sotto della flessione media regionale troviamo la gomma plastica (-14,9%) e l’industria chimica (-8,1%). L’alimentare ha tenuto sui livelli dell’anno precedente (-0,5%), mentre tutti gli altri grandi attori delle vendite oltre confine hanno subito una pesante battuta d’arresto. L’altro grande malato del 2020 è il comparto tessile, che ha registrato diminuzioni importanti sia dal lato della produzione industriale che sui mercati esteri. Per questo settore l'export nei primi 9 mesi del 2020 ha subito complessivamente un crollo del 20,9%, frutto della flessione del 27,5% dei prodotti tessili, del 16,5% dell'abbigliamento e del 9,3% degli articoli in pelle e accessori. Anche per le industrie dei metalli la contrazione delle vendite oltre confine rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente appare particolarmente dura (-20,3%). Unico settore positivo è la farmaceutica, che nel contesto pandemico, ha segnato una crescita a doppia cifra, con un +24,1%.

Tra le principali regioni esportatrici (tutte con una contrazione a doppia cifra) il Piemonte è stata quella che ha realizzato il risultato peggiore. La Lombardia ha subito un calo delle vendite oltre confine del 13,4%, per il Veneto la flessione si è attesta all’11%, mentre la Toscana e l’Emilia Romagna hanno segnato una contrazione rispettivamente pari a 10,6% e 10,9%. Nonostante tutto, però, anche nel periodo gennaio-settembre 2020 il Piemonte si è confermata la quarta regione esportatrice, con una quota del 9,3% sul totale nazionale, peso in netto calo rispetto al 9,9% dell’analogo periodo del 2019 e al 10,5% dei primi 9 mesi del 2018.

Secondo Unioncamere, questo risultato evidenzia le criticità che sta vivendo il tessuto produttivo locale. La crisi manifestata dalle esportazioni regionali è apparsa, infatti, più pesante rispetto a quella riscontrata a livello complessivo nazionale, realtà per la quale il valore delle esportazioni ha segnato una flessione del 12,5% rispetto al periodo gennaio-settembre 2019. Nei primi nove mesi del 2020 la contrazione dell’export è stata ampia e ha interessato quasi tutte le regioni italiane. A fornire i contributi negativi maggiori sono state le grandi regioni del Nord (Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna) che hanno registrato decise riduzioni delle vendite verso i principali mercati di destinazione dei prodotti italiani, come Germania, Francia e Stati Uniti.

"L’emergenza covid continua a condizionare pesantemente l'export piemontese dei primi nove mesi del 2020: le fette di mercato che continuiamo a perdere rappresentano una ferita alla nostra economia e al lavoro dei imprenditori che, nonostante tutto, vogliono scommettere nel loro lavoro e nel valore dei loro prodotti. Come istituzioni dobbiamo raccogliere questo importante campanello d'allarme e individuare nuove e straordinarie strategie che permettano alle nostre aziende di non arretrare e ai nostri prodotti d'eccellenza di varcare i confini italiani" spiega il presidente di Unioncamere Piemonte, Gian Paolo Coscia.

Per quanto riguarda i mercati di sbocco, nei primi 9 mesi del 2020 il bacino dell’Ue-27 ha attratto il 56,1%dell’export regionale: aumenta, parallelamente il peso delle esportazioni regionali dai Paesi extra Ue-27 (43,9%), che includono ora anche il Regno Unito. Complessivamente, però, le esportazioni verso i mercati comunitari sono diminuite del 16,4% rispetto ai primi 9 mesi del 2019. Negativi i risultati su tutti i principali mercati europei: la Francia si conferma il primo partner per il Piemonte, con una quota pari al 14,5% dell’export piemontese, ma segna una flessione a doppia cifra (-17,8%) da gennaio a settembre. In forte calo anche l’export sul mercato tedesco (-16,2%), che assorbe circa il 13,8% delle vendite piemontesi oltre confine. Pesantemente negative anche le variazioni registrate verso Spagna(-21,8%), Polonia (-25,6%) e Belgio (-11,2%).

Ancora più penalizzante è risultata la performance sui mercati extra Ue-27: se, complessivamente, la diminuzione delle esportazioni in quest’area si è attestata al 19,1%, la flessione è apparsa decisamente più intensa verso gli Usa (-22,6%), primo mercato extra Ue per il Piemonte, la Gran Bretagna (-22,5%) e la Svizzera (-30,2%). Le vendite di prodotti piemontesi in Cina calano di 15 punti percentuali, la Turchia segna una flessione del 12,8%, mentre ancora più pesante appare la contrazione delle esportazioni verso il Brasile (-21,8%).