Stefano Messina, presidente di Assarmatori (Confcommercio), descrive un'attività di monitoraggio serrato sulle navi in transito nella zona interessata dall'escalation dopo gli attacchi tra Usa, Israele ed Iran. Le operazioni sono coordinate con le compagnie di navigazione, le autorità italiane —dal ministero degli Esteri alla rete diplomatica — e con i referenti della Marina militare impegnati nella missione europea Aspides, che sorveglia lo Stretto di Bab el‑Mandeb, ora al centro delle attenzioni per le minacce avanzate dagli Houthi. La priorità resta la sicurezza degli equipaggi e del personale a terra nelle aree potenzialmente colpite; le decisioni nazionali e le autorizzazioni operative vengono aggiornate quotidianamente.
Sul fronte assicurativo, le major hanno ritirato o sospeso le coperture "extra war risk" per la zona: ciò comporta la rinegoziazione caso per caso delle polizze per unità non già presenti nel teatro di crisi.
Sul piano economico ed industriale, l'effetto più significativo riguarda petroliere e gasiere, quindi il flusso di greggio e gas. Tuttavia, l'impatto sul gas è contenuto grazie alla diversificazione delle forniture italiane avviata dopo il conflitto russo‑ucraino. Per minimizzare le interruzioni della supply chain, gli armatori hanno adottato misure di mitigazione, tra cui deviazioni via Capo di Buona Speranza o affidamento alla scorta navale di Aspides per i transiti verso il Canale di Suez. L'evoluzione resta dinamica ed oggetto di costante aggiornamento.