Il repentino aumento del prezzo del gasolio, accentuatosi dall’inizio del conflitto in Iran, sta mettendo a rischio la continuità operativa del trasporto-merci in Sardegna. Le imprese artigiane del comparto, raggruppate nella Confartigianato regionale, denunciano che il rialzo del carburante sta erodendo la redditività delle corse fino a rendere anti-economica l’esercizio dei mezzi pesanti.
"Con il gasolio oltre i 2 Euro al litro i costi di esercizio superano i ricavi", sintetizza Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, avvertendo che molte realtà potrebbero fermare le motrici per evitare perdite nette. La criticità è amplificata dalle specificità logistiche dell’isola: oltre 1500 imprese artigiane del trasporto, con più di 4000 addetti, movimentano circa l’80% dei beni destinati al mercato interno; oltre il 90% delle merci arriva via nave, rendendo la supply chain insulare particolarmente sensibile alle variazioni del prezzo del carburante ed ai costi imbarchi/sbarco.
Il carburante costituisce infatti una delle principali voci di costo di una flotta, incidendo normalmente tra il 25% e il 35% dei costi operativi: pochi centesimi in più al litro si traducono in migliaia di Euro di oneri annui per singolo automezzo pesante. La situazione richiede interventi mirati di politica energetica e misure di supporto per la logistica regionale —dalla compensazione parziale dei rincari al sostegno finanziario temporaneo— per evitare strozzature nella distribuzione e la perdita di imprese e posti di lavoro nel comparto.