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Regno Unito valuta droni dragamine per lo Stretto di Hormuz

Whitehall privilegia soluzioni a basso profilo e coordinamento alleato per evitare escalation

Il governo di Londra sta valutando l’impiego di droni dragamine aerei nello Stretto di Hormuz per agevolare le operazioni di bonifica dalle mine e favorire la ripresa delle esportazioni petrolifere, secondo quanto riportato dalla stampa britannica. A Whitehall prevale però la cautela: funzionari avvertono che l’invio di unità navali, come richiesto dal presidente statunitense nel fine-settimana, potrebbe innalzare il livello di rischio e complicare ulteriormente una situazione già altamente volatile. I droni aerei per la contromisura mine (airborne mine countermeasure systems) sono considerati una soluzione a basso profilo per identificare e segnalare ordigni negli stretti e nelle vie di navigazione ristrette, riducendo l’esposizione delle navi e degli equipaggi. La valutazione comprende opzioni tecniche diverse e consultazioni con gli alleati per coordinare sensori, asset ASV/USV e procedure di cleared transit. 

Oggi a Downing Street il primo ministro Keir Starmer annuncerà un pacchetto di decine di milioni di sterline a sostegno delle famiglie britanniche colpite dall’aumento delle bollette energetiche, collegando la stabilizzazione dei prezzi dell’energia alla necessità di spingere per una rapida de-escalation del conflitto in Medio Oriente: porre fine alle ostilità è, ha spiegato, la via più efficace per abbassare il costo della vita. 

Il ministro per l’energia Ed Miliband, intervenendo alla "Bbc", ha insistito sull’urgenza di riaprire lo Stretto di Hormuz e ha confermato che “tutte le opzioni” sono al vaglio, compreso l’impiego di droni per la ricerca di mine. Le decisioni operative saranno prese in concerto con partner internazionali, bilanciando efficacia, tecnica e rischi strategici.

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