Il primo monitoraggio sull'abbattimento delle accise mostra che la misura governativa ha incontrato resistenze ma non è naufragata. Su 12.107 impianti osservati dall’Osservatorio del ministero delle Imprese, circa il 13% non ha applicato il taglio di 25 centesimi al litro stabilito dal decreto; un sottoinsieme, pari al 4,5% delle stazioni, ha addirittura aumentato i listini. La maggioranza—oltre l’87%—si è allineata alle nuove disposizioni. I dati cambiano nel corso della giornata: alle 08:00 quasi il 60% degli impianti risultava non in regola (con il 11,4% che aveva rialzato i prezzi), ma rilevazioni successive, effettuate alle 15:00, evidenziano una forte correzione al ribasso.
Il ministero attribuisce l’accelerazione all’azione mirata della Guardia di finanza, che ha utilizzato l’elenco delle anomalie preparato con “Mister Prezzi” per eseguire controlli puntuali sul territorio. L’Esecutivo si dice fiducioso di arrivare quasi al 100% di adeguamento già nelle ore successive.
Sul piano dei prezzi medi, il self sulla rete stradale segna ieri pomeriggio 1,712 €/l per la benzina e 1,958 €/l per il gasolio; in autostrada la verde è a 1,788 €/l e il diesel a 2,030 €/l. Secondo Staffetta quotidiana il calo registrato rispetto a giovedì è nell’ordine di 14–15 centesimi al litro. Le compagnie sottolineano però che alcuni impianti possono ancora vendere stock acquistati con le vecchie accise, evitando così di sostenere perdite immediate; confidano in un allineamento completo nei prossimi giorni, come avvenne nel 2022.
Chi non rispetta il decreto rischia sanzioni: gli esiti della GdF saranno inviati all’Antitrust per eventuali procedimenti amministrativi ed alla magistratura se emergono profili penali. Infine, il Governo ha corretto il titolo dell’atto interministeriale da “Riduzione delle imposte…” a “Rideterminazione temporanea delle aliquote di accisa”, richiamando la natura limitata dell’intervento, come ricordato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.