Il governo Meloni affronta in queste ore un test politico ed economico cruciale a Roma: l'esecutivo deve decidere se esercitare tempestivamente lo scudo del golden power per bloccare la cessione di Mecaer Aviation Group al fondo di private equity francese Pai Partners, scongiurando così il passaggio in mani estere di un pilastro strategico della mobilità aerea e della difesa nazionale.
Il paradosso di Stato dietro l'operazione
Mecaer, nata nel 1995 come spin-off di Agusta a Borgomanero, rappresenta un'eccellenza assoluta dell'aerospazio italiano con 950 dipendenti e 220 milioni di euro di fatturato. Il vero nodo politico risiede però nella governance finanziaria dell'affare: il principale intermediario della vendita è il Fondo Italiano d’Investimento Sgr, entità controllata al 55% da Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Si profila quindi un cortocircuito istituzionale, dove un braccio operativo dello stesso Ministero dell'Economia favorisce la spoliazione industriale del Paese anziché tutelarla.
Silenzio della Difesa e rischi geopolitici
L’offensiva di Pai Partners risponde a una precisa strategia di sistema transalpina per entrare nei programmi internazionali dell'aerospazio in cui l'Italia detiene una leadership tecnologica. Davanti a questa minaccia, il silenzio dei ministri Guido Crosetto (Difesa) e Antonio Tajani (Esteri) appare assordante. Con un’opposizione parlamentare inerte su questi dossier, la responsabilità di dimostrare la reale consistenza del sovranismo economico italiano ricade interamente su Palazzo Chigi. Senza una netta opposizione alla vendita, il rischio concreto è quello di ricalcare la strada delle vecchie gestioni tecniche, lasciando emigrare l'ennesimo campione industriale del Made in Italy.