Péter Szijjártó ha lasciato il seggio parlamentare e ha assunto un nuovo incarico nel settore privato: sarà il responsabile delle relazioni esterne del gruppo cinese BYD. A renderlo noto è stato lo stesso ex-ministro degli esteri ungherese in un messaggio diffuso sui social, nel quale ha parlato di “un’offerta estremamente onorevole da una delle aziende più importanti dell'economia mondiale per occupare una posizione internazionale” presso quella che ha definito “una delle più grandi storie di successo dell'industria automobilistica degli ultimi vent'anni”.
La scelta matura in un contesto segnato dalla forte proiezione della Cina in Ungheria, consolidata durante gli anni del governo di Viktor Orbán, sconfitto ad aprile dopo sedici anni al potere. In quel periodo BYD ha costruito nel Paese la presenza industriale più ampia tra tutte le case automobilistiche cinesi in Europa, utilizzando l’Ungheria come piattaforma di accesso al mercato dell’Unione europea.
Il percorso è stato graduale ma molto netto: dopo il primo impianto per l’assemblaggio di bus a Komárom, aperto nel 2016-2017 e poi ampliato, è arrivato lo stabilimento per auto passeggeri di Szeged, dal valore di circa 4 miliardi di Euro e con una capacità fino a 300.000 veicoli. Nel 2025 si è aggiunto anche il quartier generale europeo con centro di ricerca e sviluppo a Budapest.
Secondo diversi analisti, nel 2023 l’Ungheria ha assorbito il 44% di tutti gli investimenti cinesi diretti in Europa, assumendo un ruolo che molti leggono come quello di una sorta di “portavoce” di Pechino nelle istituzioni europee. Orbán ha sostenuto in prima persona questi accordi, mettendo a disposizione incentivi fiscali ed infrastrutturali, mentre Szijjártó ha condotto le trattative. Anche sul piano comunitario, l’Ungheria si è espressa con continuità contro l’introduzione di dazi anti-sussidio sui veicoli elettrici cinesi.