Ponte Morandi, la procura di Genova chiude l'inchiesta: 71 indagati

Fine delle indagini preliminari durate quasi tre anni: la Guardia di finanza consegna avvisi a 69 persone e due società

La procura di Genova mette una prima parola fine all'inchiesta sul crollo del ponte Morandi. Dopo la conclusione della fase delle indagini preliminari, la Guardia di finanza sta notificando gli avvisi agli indagati: 69 persone fisiche e 2 società, Autostrade per l’Italia e Spea. L’inchiesta è durata quasi tre anni nel corso dei quali sono stati fatti due incidenti probatori, uno sullo stato di salute del viadotto e un secondo sulle cause vere e proprie del crollo che si è chiuso a fine febbraio. Alla base delle accuse la perizia redatta da Pier Giorgio Malerba, docente del dipartimento di Ingegneria civile e ambientale della Statale di Milano, e dall'ingegner Renato Buratti, scelti come consulenti dai pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno.

La perizia dei due consulenti è la base delle accuse mosse dalla procura guidata da Francesco Cozzi che, con ogni probabilità, chiederà nei prossimi mesi il rinvio a giudizio per le persone sotto inchiesta: tra queste figurano gli ex vertici di Autostrade, dall’ex ad Giovanni Castellucci al numero due e tre della società, Paolo Berti e Michele Donferri Mitelli.

"C’è stata un’incosciente dilazione dei tempi rispetto alle decisioni da assumere ai fini della sicurezza – si legge nella perizia, come riporta il Corriere della Sera – E ciò nonostante si fosse a conoscenza della gravità e della contemporanea evoluzione degli stati di ammaloramento del viadotto". I periti Malerba e Buratti sottolineano anche la "confusione e accavallamento di ruoli nella catena di responsabilità dei vari soggetti coinvolti, ovvero Aspi, Spea, Autorità preposte alla vigilanza e al controllo, consulenti e tecnici esterni". In sostanza, secondo le conclusioni dell'indagine, "non è stata presa alcuna decisione operativa in merito alla sicurezza strutturale" perché "tale decisione avrebbe dovuto comportare scelte importanti, quali l’immediata chiusura al traffico del viadotto".

Da parte di chi poteva intervenire, sempre secondo i magistrati, c'è stata "negligenza nell’ignorare i segnali riscontrati a monte dell’intervento del 1994 e successivamente rilevati nella loro progressione da quella data fino al crollo". Al quale si arriva, si legge ancora, "nonostante numerosi segni premonitori", perché "nessuno ha preso decisioni per la messa in sicurezza degli stralli, le parti più critiche del viadotto". Per 50 anni "i cavi della pila collassata non sono stati oggetto di alcun sostanziale intervento di manutenzione".

Non si sono fatte attendere le reazioni e i commenti sulla fine di questo primo atto dell'indagine. "Oggi la verità e la giustizia per le vittime del crollo del ponte Morandi sono più vicine", sottolinea il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti - Il mio grazie oggi va allo straordinario e complesso lavoro della Procura di Genova – aggiunge Toti - che, con impegno incessante, ha chiuso le indagini preliminari su quella tragedia immane, in cui morirono 43 persone. La chiusura delle indagini rappresenta un momento importante soprattutto per i familiari delle vittime, che attendono risposte per la scomparsa dei loro cari, a poco più di 32 mesi da quel terribile 14 agosto del 2018. Un giorno che nessuno potrà mai dimenticare, spartiacque indelebile per la storia, passata e futura, di Genova, della Liguria e di tutto il Paese e su cui - conclude Toti - speriamo si faccia presto giustizia".