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directions_boatPorto Livorno, ADM scopre frode fuochi pirotecnici

Grave danno per bilancio dell'Ue

I funzionari dell’Agenzia Dogane e Monopoli (ADM) di Livorno hanno scoperto un’importante frode su alcune spedizioni dalla Cina di inneschi di fuochi pirotecnici. La partita di merce, dichiarata come candele per accensione di motori a scoppio, è stata selezionata dal circuito doganale di controllo, la cui verifica ha permesso di individuare l’erronea classifica e la reale natura della merce. I successivi approfondimenti del Reparto antifrode hanno portato a ipotizzare degli illeciti. Le indagini, svolte sotto la direzione della locale Procura, si sono focalizzate su una società che opera nel settore. Le perquisizioni eseguite dai funzionari doganali di Toscana e Liguria, ivi anche con il supporto dell’Ufficio antifrode di Genova - hanno confermato l’esistenza di un vero e proprio fenomeno fraudolento, che, attraverso la presentazione di documentazione non veritiera, ha consentito di eludere i controlli doganali per altre 11 spedizioni similari nel corso degli ultimi 3 anni.

I carichi di merce non erano costituiti da quanto dichiarato (fili di rame o candele per accensione di motori a scoppio), ma da inneschi elettrici, dotati di minima carica esplosiva, per fuochi di artificio, utilizzati in ambito professionale e destinati a una società che opera nello specifico settore. Ciascuna spedizione era costituita da circa 100.000 inneschi. La pericolosità della frode è da individuare sia nel danno al bilancio dell’UE per i maggiori diritti doganali evasi, oltre € 15.000, dovuti sulla merce dichiarata correttamente, sia dal correlato maggior rischio potenziale legato alla particolare natura del prodotto, non potendo essere state adottate durante il trasporto marittimo le precauzioni previste per gli inneschi appartenenti alla classe di pericolosità 1.4.S UN0454 del IMDG Code (International Maritime Dangerous Goods Code), redatto dall’IMO (International Maritime Organization). Le indagini si sono concluse con la denuncia di contrabbando aggravato e di falso. La società importatrice, alla contestazione delle violazioni, ha provveduto a versare immediatamente i maggiori diritti dovuti.

La redazione di Mobilità.news ha intervistato in esclusiva Francesco Rapisarda dell'Ufficio delle Dogane di Livorno. Ecco le domande che gli sono state poste.

Succede spesso che le merci vengono dichiarate con voci doganali non corrispondenti alla loro reale natura in dogana?

Sulle merci viene effettuata un’analisi e un’attività di controllo a livello locale. Tutte le merci a livello di importazione sono dichiarate con una voce doganale che deve ovviamente corrispondere a realtà. A questa voce corrisponde poi un trattamento daziario, senza dimenticare le richieste di documenti, autorizzazioni e licenze. Quando si scopre una discrepanza tra classificazione dichiarata ed effettiva, dal punto di vista doganale si procede con un’infrazione, ma può anche succedere che si scopra una frode fatta coscientemente per aggirare il Fisco oppure una normativa particolare. 

Perché tale frode ha causato un danno al bilancio europeo?

I dazi vengono riscossi per conto dell’Unione europea, quindi vanno a partecipare e contribuire al bilancio comunitario. Una minore riscossione di un dazio è un danno evidente: una parte di questi dazi viene trattenuta dallo Stato a titolo di rimborso, si tratta di una parte quantificabile in una quota pari al 20-25%. Si procede poi con la ridistribuzione delle somme tra le Nazioni che fanno parte dell’Ue. Quando si parla di frodi come quella dei fuochi pirotecnici, significa che c’è stata una minore riscossione rispetto a quanto previsto.

Quale il maggior rischio dovuto alla particolare natura del prodotto?

Oltre alla minore riscossione, bisogna pensare al sistema di pericolo che si viene a creare: in questo caso i fuochi vengono sottoposti a una particolare normativa che riguarda il trasporto marittimo. I materiali esplodenti vanno codificati all’interno dell’International Maritime Dangerous Goods (IMDG) che dà una "classifica" della pericolosità: l’armatore e i porti devono sapere che si tratta di merce con una determinata classe di pericolosità e adottare la cautela prevista.

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