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directions_carPeugeot e Citröen: la "rivolta" dei concessionari brasiliani

Sotto accusa le scelte industriali di Psa

Urbeaero Urbeaero

Ordine e progresso. Sono queste le due parole che si leggono chiaramente nella bandiera del Brasile, ma la situazione che stanno vivendo molti concessionari automobilistici del Paese sudamericano in questo momento non è affatto "ordinata". La rete presente in questa parte del mondo e che fa riferimento alle due aziende francesi Peugeot e Citröen è letteralmente in rivolta e il motivo è presto detto. I reclami al Gruppo Psa sono ormai all’ordine del giorno per via delle vendite troppo basse di auto e per i quasi inesistenti margini di profitto. Se poi si aggiungono i prodotti che non sono affatto competitivi, allora il quadro è completo. Tra le varie lamentele dei concessionari brasiliani bisogna citare quella per l’abbandono dell’attività industriale a cui questa rete sarebbe stata costretta dal produttore. Le strutture che fanno capo ai due brand transalpini sono 217, però per ora devono fare i conti con l’assenza pericolosa dello stipendio.

La ricostruzione non è poi così complessa: Abracop (Associazione brasiliana concessionari Peugeot) e Abracit (Associazione brasiliana concessionari Citröen) si sono rivolte al Consiglio amministrativo per la difesa economica (meglio noto come Cade) per sospendere la fusione di Psa con Fiat Chrysler Automobile a cui il governo ha detto sì da tempo. La petizione è stata caratterizzata da una serie di rimostranze: anzitutto, i concessionari dei marchi automobilistici hanno sottolineato il danno subito da Psa con parole molto forti. Ecco cosa hanno scritto le due associazioni nella nota congiunta: "Oggi nemmeno i concessionari Citroën e Peugeot, che si dividono le attività, hanno le condizioni per sopravvivere! I concessionari Fiat sono stati contattati da PSA per condividere i loro negozi anche con i marchi Peugeot e Citroën, con almeno uno di questi che ha già avviato i lavori sui suoi impianti". Ne vedremo sicuramente delle belle.