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directions_cartrainCome si fa a ridurre del 30% il carico del traporto pubblico?

La risposta in una ricerca di Isfort, l'Istituto superiore dei trasporti

Anas Anas

Orari di ingresso al lavoro e a scuola alternati e più smart working: in questo modo si potrebbe ridurre di un terzo il carico sui bus. È questa la proposta di Isfort, l'Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti, in collaborazione con Ferpress, l'agenzia di stampa specializzata nei Trasporti, che spiega che per ottenere una riduzione del 30% del carico di trasporto pubblico locale nell'ora di punta mattutina, ossia nella fascia oraria che va dalle 6 alle 9, si dovrebbero "togliere" 1,34 milioni di viaggi/giorno per lavoro, ovvero il 54% del totale. Oppure, all'inverso, riducendo i viaggi/giorno per lavoro effettuati con mezzi pubblici del 30% (sempre nella fascia dalle 6 alle 9, si può diminuire l'impatto sul carico tpl di 750 mila passeggeri, cioè il 17% del totale passeggeri trasportati nell'ora di punta del mattino.

Sono queste le ipotesi avanzate dall'indagine di Isfort, che calcola l'impatto degli spostamenti in prossimità della riapertura delle scuole il 7 gennaio. Più in dettaglio, la ricerca evidenzia che nell'ora di punta mattutina, circa il 70% degli spostamenti si effettuano in ambito urbano, ovvero sono spostamenti che hanno origine e destinazione dentro i confini comunali. Il restante 30% circa dei viaggi è di relazione extraurbana, ossia la destinazione finale è fuori dal comune di origine da cui si sono originati.

Rispetto alle motivazioni, il 57,2% degli spostamenti sono legati al lavoro, il 7,8% sono effettuati per ragioni di studio (è esclusa la popolazione scolastica under 14 non rilevata dall'indagine), poco meno del 30% sono spostamenti per gestione familiare o tempo libero, infine il 5,7% sono ritorni a casa; gli spostamenti per lavoro e per studio pesano di più nella mobilità extraurbana rispetto a quella urbana.

Infine, circa i mezzi di trasporto utilizzati, il 14,9% degli spostamenti si effettuano a piedi, il 3,5% in bicicletta/micromobilità (inclusi i monopattini), il 3,1% in moto, il 63% in auto (come conducente o come passeggero) e il 15,5% con un mezzo pubblico (inclusa la sharing mobility). Nella sola mobilità urbana il peso dell’auto scende al 56,9% a vantaggio soprattutto della mobilità pedonale (21,1%) e ciclistica/micromobilità (4,7%); lo share del trasporto pubblico scende al 13,5%.

Riguardo all’ora di punta mattutina (6,00-9,00) si calcola che i passeggeri del trasporto pubblico locale ammontano a circa 4,47 milioni, di cui 2,7 milioni nella mobilità urbana e 1,77 milioni in quella extraurbana. I passeggeri che prendono autobus o altri mezzi pubblici per lavoro sono circa 2,5 milioni (56% del totale) mentre quelli che lo prendono per studio sono circa 1,14 milioni (25,6% del totale). Nel trasporto pubblico locale urbano la motivazione del lavoro incide per il 61,9% dei passeggeri mentre in quello extraurbano incide per il 47,1%: la motivazione di studio, invece, incide per il 28,7% nel tpl urbano e per il 35,8% in quello extraurbano.

Da tutti questi dati, secondo la ricerca Isfort, si può quindi formulare l’ipotesi di abbattimento del carico di domanda trasporto pubblico locale nell’ora di punta mattutina collegata alle sole ragioni di lavoro, attraverso una desincronizzazione degli orari delle attività della filiera lavorativa (orari uffici, orari negozi ecc.) eventualmente associata alla stabilizzazione dello smart working già attivo e al suo ulteriore allargamento.