info

directions_boatMonti: portualità fondamentale per la Sicilia, ma occorrono le infrastrutture

Il Presidente dell'Autorità portuale della Sicilia occidentale risponde alle domande di "Palermo in Progress"

Fincantieri

"La piattaforma portuale siciliana non è ancora pronta, dal punto di vista infrastrutturale, a cogliere le opportunità che vengono dall’allargamento del Canale di Suez" così il Presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, Pasqualino Monti, ai microfoni di "Palermo in Progress". Sono importanti i numeri che Monti elenca, con malcelato orgoglio, agli intervistatori Roberto Di Maria e Riccardo Manieri. Risultati ottenuti grazie ad una gestione della portualità occidentale fondata su un presupposto fondamentale: lo studio del mercato. Identificata la domanda, si è proceduto a soddisfarla nei suoi diversi settori: dal Ro-Ro al container, dai passeggeri nazionali ai crocieristi.

Nel dettaglio, con le due principali compagnie crocieristiche internazionali sono stati conclusi, sui 4 terminal di competenza dell’Autorità portuale (Palermo, Termini Imerese, Trapani e Porto Empedocle), accordi che riguardano i prossimi 35 anni; i servizi alle merci sono stati riorganizzati con una sola azienda, che investirà 10 milioni di Euro, con cui si è chiuso un accordo per i prossimi 40 anni; sono stati messi in efficienza energetica, con modalità "green" i 4 porti di competenza dell'Autorità con un investimento di circa 14 milioni di Euro.

Sono in corso inoltre opere di grande infrastrutturazione, con il dragaggio dei fondali in tutti i porti, mentre è stato siglato un accordo con Fincantieri a Palermo fino al 2057 per i lavori di manutenzione, di allungamento o costruzione di nuove navi. Un investimento complessivo negli ultimi 3 anni di 400 milioni di Euro, di cui 298 riguardano opere in fase avanzata di realizzazione. I risultati, in termini di crescita dei flussi complessivi, hanno dell’incredibile: persino il traffico registrato nel 2020, anno del Covid, registra ugualmente un +20%.

Per quanto riguarda le grandi infrastrutture di collegamento, primeggia fra tutte il tunnel da 1,2 miliardi di Euro destinato a passare sotto il porto di Palermo, collegando fra loro le autostrade che provengono in città. "Abbiamo deciso di realizzare un progetto di fattibilità, per il quale sono stati stanziati 1,4 milioni di Euro. La fattibilità ci deve dire chiaramente se quest’idea di passare sott’acqua, molto più veloce e più rapida per connettere la A19 per Catania con la A29 per Mazara del Vallo è efficace nel decongestionare il flusso di merci verso il porto".

Ma perché le grandi portacontainers non attraccano in Sicilia? La ricetta di Pasqualino Monti è: "reindustrializzazione prima di realizzare grandi porti per grandi portacontainers, altrimenti si rischia di fare la fine di Gioia Tauro, porto transhipment che non ha un retroterra adeguatamente industrializzato e che è stato ben presto surclassato dai porti della sponda sud del Mediterraneo, favoriti da un costo del lavoro irrisori rispetto al nostro".

"La mia idea per la Sicilia è: due interporti ed un’unica piattaforma a mare, ma da realizzare con il mercato; affiancare quindi questa iniziativa con una politica fiscale che accompagni una fase di reindustrializzazione a terra: un retroterra industrializzato, per cui - secondo Monti - non bastano le Zes, che per semplificare le pratiche richiedono ancora 23 timbri ed a cui sono destinati finanziamenti limitati, non sufficienti ad attrarre nuove attività".

Quindi, alla domanda sul ruolo della Sicilia come parte di una grande piattaforma logistica in grado di intercettare i flussi di containers che, al momento, ci passano a poche miglia in direzione Rotterdam, il Presidente Monti risponde che è possibile, ma solo a condizione di realizzare le infrastrutture industriali nel retroterra "Sto ragionando su Porto Empedocle come grande piattaforma containers, ma con alle spalle una sua area industriale in grado di lavorare le merci, in aggiunta al servizio transhipment". Un porto fondamentale, quindi, anche per "riconnettere una parte importante dell’Europa con i mercati occidentali, e non farlo fare esclusivamente ai porti spagnoli ed, in parte, a quelli francesi".

Ma con l’attuale stato delle infrastrutture, e con il conseguente isolamento della Sicilia, priva di collegamento stabile con il continente, tutto questo è impensabile: in tal senso, il manager ricorda che si sta spendendo molto da parte del governo nazionale ma anche da parte di quello regionale, di cui ricorda l’impegno, soprattutto nell’opera dell’assessore regionale alla mobilità, Marco Falcone, con cui si è creata una proficua collaborazione.

Video dell'intervista