Chi è Alfredo Altavilla il nuovo capo di Ita

Tarantino, 57 anni, l'ex alter ego di Marchionne è chiamato a rimettere insieme i cocci di Alitalia lanciando sul mercato la newco

Il ministero dell'Economia ha nominato Alfredo Altavilla nuovo presidente di Ita, Italia trasporto aereo, cioè la società costituita per rilevare le attività di Alitalia. Lo stesso ministero, in una nota, ha spiegato che "Altavilla, in virtù della rilevante esperienza manageriale garantirà un prezioso apporto esecutivo allo sviluppo della società, con particolare riferimento alla strategia, alla finanza e alle risorse umane". Il manager si prepara ad affrontare forse la sfida più difficile del panorama industriale italiano, cioè rilanciare quella che sarà la ex Alitalia e che non è ancora Ita.

Ma chi è Alfredo Altavilla? Nato a Taranto 57 anni fa, imbocca una carriera che parte da molto lontano. Il padre, infatti, era il concessionario per la zona di Taranto della Lancia, che in quegli anni passava dal controllo dei Pesenti a quello della Fiat. Dopo il diploma in ragioneria si trasferisce a Milano e si laurea in Economia alla Cattolica di Milano con una tesi sull’auto di maggior successo della Fiat di quegli anni: "Il modello del ciclo di vita applicato al settore automobilistico: il caso Uno". Poco dopo arriva la telefonata da Torino: nel 1990 inizia la sua carriera in Fiat, occupandosi di operazioni internazionali nell’ambito della attività di pianificazione strategica. Nel 1995 diventa responsabile dell’ufficio Fiat Auto di Pechino e nel 1999 responsabile di tutte le attività in Asia. Dal 2001 si è occupato di business development, assumendo nel 2002, negli anni forse più bui della storia recente del Lingotto, il coordinamento delle attività riguardanti l’alleanza con General Motors. Nel 2004, viene nominato presidente di Fgp (la joint venture tra Fiat e Gm Powertrain) e senior vice president business development di Fiat Auto: con l’arrivo di Marchionne, Altavilla assume l’incarico di gestione di tutte le alleanze e nel 2005 diventa ceo di Tofas, la Fiat turca, joint venture tra Fiat Auto e Koç Holding. La vera svolta però arriva nel 2009 quando, dopo l’intesa con Chrysler, Altavilla entra nel cda della casa statunitense mentre nel 2011 entra a far parte del Group executive council (Gec), il massimo organismo dirigenziale del Lingotto, diventando nel 2012 capo dell’area Medio Oriente, Europa e Africa del Lingotto.

Pochi i dubbi sulle capacità manageriali di Altavilla visto che, per anni, è stato il numero uno della ex Fca in Europa. Nel gruppo, lui era il numero due, l’ombra, per 14 anni quasi l'alter ego di Sergio Marchionne: non a caso, ha dato le dimissioni appena 48 ore dopo che John Elkann gli ha preferito un altro manager (Mike Manley) come successore di Marchionne. Era il 23 luglio di tre anni fa: da allora Altavilla è stato più volte indicato come un candidato per incarichi di primo piano nelle grandi aziende di Stato: la più gettonata, forse la più agognata proprio da Altavilla, è stata Leonardo, l'ex Finmeccanica. Quando a capo del governo c'era Paolo Gentiloni, nel biennio 2016-2018, proprio Altavilla fu chiamato dall’allora premier su input dell'allora ministro delle Infrastrutture, Carlo Calenda: gli fu proposto di assumere la guida di Finmeccanica-Leonardo ma lui rispose di no, perché convinto di avere un futuro in Fca nel dopo Marchionne.

Se ci sono pochi dubbi sulle capacità manageriali di Altavilla, ancora meno dubbi ci sono sulla forza del suo carattere. Per dirne una, nel suo ufficio alla Fiat ha sempre fatto bella mostra di sé una maglia numero 4 dell’Inter autografata da Javier Zanetti. Chi non tifava Inter, si arrangiasse, tanto per capirci. Ma anche l'esempio delle dimissioni (sbattendo la porta, nell’estate di tre anni fa) a soli due giorni dalla nomina dell'avversario Manley la dicono lunga sulla tigna di questo manager di origine tarantina chiamato adesso a una mission quasi impossibile: rimettere in moto l'ex gigante avio di casa nostra, Alitalia. Il mandato appare tutt’altro che semplice, e non solo per le croniche criticità della partita Alitalia. Prima di tutto perché la newco tricolore Ita non c'è ancora: la partenza è attesa per il primo di agosto, anche se verosimilmente tale data non verrà rispettata. Ita partirà con una capitalizzazione pari a 1,35 miliardi di Euro versati in tre tranche differenti. Il piano industriale presentato dal ceo Fabio Lazzerini prevede una flotta costituita da 45-50 aerei e 4.500 dipendenti, con contestuale gara pubblica per l’assegnazione del vecchio brand Alitalia. Daniele Franco, ministro dell’Economia, ha affermato a Bruxelles che Ita acquisirà quasi la totalità del ramo aviation di Alitalia, circa 1.100 piloti, mentre quasi 290 tra comandanti e primi ufficiali rimarranno all’interno della vecchia Alitalia. Oltre 2.200 assistenti di volo entreranno a far parte del nuovo vettore, mentre circa mille unità permarranno all’interno della società in amministrazione straordinaria.

Molti si chiedono cosa c'entri adesso uno coma Altavilla in un posto come la futura Ita, compagnia fantasma (per chissà quanto ancora). Altavilla, dice chi lo conosce bene è un personaggio validissimo ma è anche uno strenuo sostenitore del nostro Paese e della nostra economia: per questo la domanda è "cosa ci sta a fare in Ita" che, molto probabilmente, per volere di una politica miope, finirà per essere un vettore ancellare, qualcosa fatta apposta per regalare ai competitors stranieri il traffico aereo e merci di una nazione a forte vocazione sia turistica che industriale come l'Italia. Di fatto, rispondono gli estimatori del manager tarantino, proprio uno come Altavilla può fare molto per questa nuova società che sta per nascere, almeno se si vuole creare un vettore veramente nazionale, un vettore che, se ben diretto, può ancora esprimere il suo grande potenziale. D’altro lato, è anche vero che Altavilla stesso ha, dal punto di vista professionale, la necessità di rimettersi in gioco, visto che da quando ha abbandonato il Lingotto, nell’estate 2018, ha sempre operato in ruoli più defilati. Nel novembre 2018 gli è stato e preferito Luigi Gubitosi per l’incarico di amministratore delegato di Tim: da quel momento ha operato soprattutto come presidente di Recordati e da senior advisor del fondo inglese di private equity Cvc Capital Partners, quello che, sempre nel 2018, ha acquisito per oltre 3 miliardi di euro il controllo dell'azienda farmaceutica italiana Recordati rilevando il 51,8% detenuto daFimei, la holding della famiglia.

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