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directions_carFusione Fiat-Peugeot, la questione della componentistica

Sarà determinante lo "spacchettamento" di Faurecia

Ancora un mese: a novembre dovrebbe arrivare l’atteso via libera da parte dell’Unione Europea alla fusione tra Fiat Chrysler e Psa, unione di forze che darà vita a un gruppo ribattezzato “Stellantis”. In realtà Bruxelles ha tempo fino al 2 febbraio 2021 per valutare questa operazione, ma il fatto che sia vicina la nascita del quarto gruppo automobilistico più grande del mondo richiede una velocizzazione dei tempi. Uno degli aspetti da valutare prima della fusione vera e propria, però, è rappresentato da Faurecia; il nome è quello di un’azienda di comprovata esperienza per quel che concerne la produzione di componentistica per autovetture. In effetti, gli azionisti di Fca e Psa riceveranno una partecipazione identica in questo Gruppo, vale a dire il 23% (il che significa una partecipazione non molto lontana dai 2 miliardi di Euro).

Questo dettaglio fa pensare a una serie di svantaggi dei fornitori italiani di componenti per macchine a cui verrebbero preferiti quelli transalpini. Psa è azionista di Faurecia, così come lo è il governo di Parigi e questo fa temere un contraccolpo per l’indotto del nostro Paese. Gli esperti hanno approfondito la questione, sottolineando comunque come la nuova negoziazione degli accordi tra le parti non dovrebbe cambiare gli equilibri industriali tra Italia e Francia, senza dimenticare che Faurecia potrebbe sfruttare le maggiori sinergie con il mercato americano, andando a lavorare maggiormente col marchio Jeep.