Ieri a Roma l'assemblea degli azionisti di Ferrovie dello Stato ha nominato il nuovo consiglio d'amministrazione per il triennio 2026-2028, affidando la guida del gruppo al nuovo amministratore delegato Gianpiero Strisciuglio e confermando Tommaso Tanzilli alla presidenza. La svolta al vertice operativo, accelerata dalle dimissioni consensuali di Stefano Donnarumma dopo un confronto diretto con il ministero delle Infrastrutture, punta a superare l'attuale fase di criticità della rete ferroviaria nazionale, congestionata da ritardi diffusi e da un numero senza precedenti di cantieri straordinari aperti in tutta la penisola.
Ingegnere dei trasporti con venticinque anni di esperienza nel gruppo, Strisciuglio assume il comando in un momento storico cruciale. Con oltre 1.300 cantieri attivi finanziati dai fondi europei del Pnrr, la priorità sarà accelerare la realizzazione di opere strategiche, tra cui il Terzo Valico dei Giovi e l'Alta Velocità Napoli-Bari, garantendo al contempo l'affidabilità del servizio passeggeri durante i picchi estivi. Le recenti e pesanti anomalie della rete nazionale e le giuste proteste dei pendolari impongono infatti un netto e immediato miglioramento della puntualità e della trasparenza informativa.
Il riassetto societario del gruppo si completerà solo dopo la pausa estiva con la riorganizzazione delle principali società controllate. Se alla guida di Rfi appare probabile la riconferma di Aldo Isi, per la poltrona di Trenitalia si fa strada una rosa di tre candidati interni composta da Sabrina De Filippis, Simone Gorini e Domenico Scida. Oltre alla complessa gestione delle emergenze quotidiane sui binari italiani, il nuovo cda sarà chiamato a espandere la presenza internazionale del Frecciarossa e a digitalizzare la manutenzione della rete attraverso l'intelligenza artificiale, guidando la transizione verso una mobilità sempre più integrata e sostenibile.